Città e commercio
Rilancio dei centri commerciali naturali

Introduzione
di Stefano Bollettinari
(Coord.Nazionale ANCESTOR)

Confesercenti ha sempre dedicato una grande attenzione al tema dello sviluppo del commercio e delle attività economiche nei centri storici e urbani e al suo stretto rapporto con lo sviluppo, la vivibilità, l'efficienza e la qualità dei servizi e delle infrastrutture, la sicurezza dei cittadini.

L'Associazione ha elaborato politiche, proposte di legge, convegni, iniziative di mobilitazione partendo dal versante della rappresentanza della p.m.i. e battendosi con passione e continuando a farlo per la riaffermazione del ruolo delle aziende che rappresenta, ma ben consapevole che la posta in gioco è molto più alta e attiene la sfera dei valori sociali e culturali e di qualità della vita nelle città.

Ebbene, sia questi aspetti che quelli attinenti la situazione delle P.M.I. commerciali si contraddistinguono per la loro forte problematica, tanto che la Commissione Europea nel "Libro Verde sul commercio" nella parte che riguarda "l'ambiente urbano" afferma testualmente: "le città europee costituiscono tuttora i principali centri economici, innovativi e culturali, l'80% della popolazione dell'U.E. risiede nelle zone urbane. Nell'epoca dei consumi di massa, le nuove forme di distribuzione hanno trasformato la fisionomia delle città con la comparsa dei grandi centri commerciali periferici e la diffusione di negozi specializzati lungo le arterie extraurbane, che hanno prodotto o contribuito al declino economico dei centri storici. In effetti, in molti Paesi, la pianificazione urbanistica dei centri storici cittadini e l'equilibrio commerciale delle zone urbane, costituiscono importanti problemi a livello politico".

Certo sono molteplici i fattori che incidono sulla diminuzione del ruolo di centralità dei centri storici, dall'accessibilità ai parcheggi, al calo dei residenti, al costo degli affitti e degli immobili che, di fatto, provocano l'espulsione di attività economiche invece necessarie al mix merceologico dei centri, ai fenomeni di degrado e situazioni di insicurezza fino ad arrivare a strategie di sviluppo delle città spesso incentrate su polarizzazione "esterne" di centri direzionali e funzioni o servizi di forte attrazione, oltre ai grandi centri o parchi commerciali già citati.

Questi effetti sono più o meno accentuati a seconda del Paese o della città cui ci riferiamo, ma rappresentano una tendenza generalizzata. In molte città francesi ormai circa il 70-80% dei consumi è attribuibile a strutture di vendita extraurbane e a detta dei piccoli e medi imprenditori che vi operano, sono fenomeni dai quali è pressochè impossibile tornare indietro.

Allora occorre agire tempestivamente e la questione della riqualificazione urbana e dello sviluppo del commercio deve essere una "priorità" a livello nazionale ed europeo.

La situazione in Italia per ora è diversa, ma la tendenza è la stessa dei più importanti Paesi europei, basti pensare alla consistente flessione del numero dei punti vendita al dettaglio negli anni '90 (-169.000 tra il 1991 e il 1996 con la perdita di 326.000 addetti e con saldi negativi che proseguono anche se in maniera meno pesante dal 1996 al 1999) e all'incremento esponenziale delle grandi strutture di vendita, basti pensare che il loro giro d'affari è triplicato nel giro di dieci anni, dal 1988 al '98 e che nell'anno in corso dovrebbe raggiungere i 120.000 miliardi.

Nei primi nove mesi del 2000 ci sono segnali di miglioramento per ciò che concerne il trend di consistenza delle imprese a livello nazionale, ma è prematuro parlare di inversione di tendenza e dai dati disaggregati, emerge ad esempio il perdurare di saldi negativi in diverse Regioni del Nord dove è più presente la grande distribuzione per quanto riguarda soprattutto le sedi d'impresa, a differenza delle unità locali.

Ecco allora che da lato vanno perseguiti fino in fondo gli obiettivi di programmazione delle grandi superfici di vendita contenute in maniera esplicita nel DLgs 114/98 di riforma del commercio, ma dall'altro bisogna mettere in campo politiche di sviluppo della p.m.i. commerciale ben più forti ed efficaci, a tutti i livelli, rispetto al passato.
Per noi avere "regole" certe, che consentano un "equilibrato" sviluppo delle diverse tipologie distributive ed evitino uno sviluppo devastante delle medie e grandi strutture di vendita e fenomeni di desertificazione commerciale, sono una condizione di base per puntare allo sviluppo della rete.

Confesercenti ha svolto un intenso lavoro di confronto con Governo, Regioni ed Enti locali su questi temi e proprio nel momento in cui ormai la partita si gioca a livello territoriale con i provvedimenti applicativi, non bisogna abbassare la guardia, ma proprio partendo da questo bisogna puntare a cogliere tutte le opportunità di sviluppo per le p.m.i. sul mercato, sebbene in presenza di un trend non favorevole per quanto riguarda i consumi.

L'ultimo dato disponibile, che è quello di settembre 2000 a fronte di un incremento dele vendite al dettaglio del 2,9%, fa registrare un + 1,5% per le piccole imprese e un +6,6% della grande distribuzione che ancora una volta fa la parte del leone.

Queste condizioni vanno però favorite e sostenute in tutti i modi, così come si fa per gli altri settori produttivi e con risorse adeguate.
Bisogna riconoscere che in questi ultimi anni sono stati fatti passi avanti in questo senso (dall'ultima Legge finanziaria ai vari provvedimenti sul credito d'imposta e al sistema degli incentivi anche creditizi di natura nazionale e regionale, con strumenti presenti anche nella Legge di riforma, come i CAT) ma occorre un livello di intervento maggiore e a spettro più ampio, di alto spessore strategico.

Le piccole e medie imprese hanno bisogno di innovazione e di investimenti per essere in grado di competere in termini di efficacia ed esprimere quelle potenzialità occupazionali che rappresentano l'asse portante della tenuta e dello sviluppo socio-economico italiano.
E' del tutto evidente che la deregolamentazione introdotta con la riforma del commercio per i punti vendita fino a 250 mq. non risolve il problema dello sviluppo della piccola e media impresa commerciale, così come una politica giocata solo sulla salvaguardia e sulla difesa avrebbe il fiato corto perché non farebbe altro che confermare l'attuale tendenza evolutiva del settore; ecco allora che il rilancio della piccola e media impresa commerciale passa attraverso una strategia che deve essere ben più ampia di sviluppo del territorio, oltre che di politiche attive per le imprese e di strumenti di attuazione della riforma e quindi in termini di:

  • forte strategia di investimenti per la riqualificazione territoriale e il potenziamento infrastrutturale nei centri urbani e nelle altre aree a vocazione commerciale per un rilancio concreto dei centri commerciali naturali, con un approccio di marketing urbano che è sempre più marketing territoriale;
  • definizione in tutti i Comuni di progetti di valorizzazione commerciale, di riqualificazione urbana e della rete distributiva dei centri storici e di programmi di intervento, previsti con formule diverse dalla maggior parte delle Regioni italiane unitamente agli altri strumenti inseriti nelle leggi regionali di attuazione della riforma;
  • attivazione concreta dei Centri di Assistenza Tecnica alle imprese e loro finanziamento;
  • attuazione delle forme di incentivazione nazionali già previste (come la Legge 488/92 estesa al commercio e la Legge 266/97 per il finanziamento dei CAT e di altri progetti per il settore);
  • rafforzamento della collaborazione pubblico/privato;
  • utilizzo del recente trasferimento alle Regioni di competenze più ampie in materia di credito e agevolazione alle imprese.

Sul primo punto in particolare occorre un vero e proprio cambio di rotta, e cioè acquisire la consapevolezza che il rilancio dei centri commerciali naturali, e più in generale della p.m.i. commerciale, non passa certo attraverso le sole politiche settoriali che riguardano solo il commercio o la promozione, ma invece attraverso progetti e strategie più ampie di riqualificazione territoriale delle città, dei servizi, delle infrastrutture, dell'accessibilità, dei parcheggi, dei rapporti con le altre attività economiche e non, di valorizzazione del ruolo sociale dei centri urbani, di sviluppo del turismo culturale.

I problemi dei centri urbani sono sempre più di natura trasversale e intersettoriale.

Questi sono i fattori competitivi più importanti dei centri storici e urbani e su questi bisogna agire con investimenti adeguati se vogliamo che rimangano attrattivi o aumentino la loro attrattività anche rispetto ai centri commerciali integrati delle periferie. Questo senza nulla togliere agli interventi di valorizzazione economica sul riposizionamento, sulla riqualificazione delle imprese, certamente necessari per il settore.

Quindi occorre partire dalla consapevolezza che i "centri commerciali naturali" pur essendo parte integrante di un ambiente e di un contesto irripetibile quale è il centro storico, non sfuggono alle logiche competitive, in questo caso, con i centri commerciali integrati e i parchi commerciali, che stanno mettendo in atto strategie sempre più aggressive, di implementazione dell'offerta commerciale e non, e stanno diventando sempre più grandi in un contesto peraltro di sempre maggiore internazionalizzazione e concentrazione dei grandi gruppi distributivi; puntano ad una forte spettacolarizzazione e ad insediarsi in contesti nuovi come aereoporti, ferrovie, stadi, parchi divertimento e multiplex.

Il problema in più che hanno i centri commerciali naturali è rappresentato dal fatto che talune variabili decisive non dipendono dalla capacità imprenditoriale dell'operatore o dall'efficacia gestionale dell'impresa, ma dal contesto ambientale, territoriale e quindi dalle politiche pubbliche e dai servizi di cui sono più o meno dotate le aree urbane.

Ecco allora che determinati fattori problematici dei centri storici e urbani diventano specularmente altrettanti vantaggi competitivi per i centri commerciali pianificati come:

Accessibilità e parcheggi
Che rappresentano un elemento decisivo non solo per la cronica carenza quantitativa di aree di sosta, ma per la mancanza di un approccio integrato tra accessibilità alle città, parcheggi, viabilità, aree e percorsi pedonali. Inoltre mancano nel nostro Paese centri di interscambio della mobilità e l'integrazione tra i mezzi di trasporto.
Importanti per l'accessibilità ai centri storici e alle aree pedonalizzate o a traffico limitato sono inoltre i parcheggi di attestamento che consentono di raggiungere l'area centrale con percorrenze brevi.
Ancora poco significativo risulta l'utilizzo delle tecnologie per la migliore gestione del traffico e della sosta; su questi aspetti alcuni Paesi europei hanno ottenuto risultati apprezzabili.

Controllo del mix merceologico
Attualmente assai difficile, se non impossibile, nei centri storici dato il condizionamento del costo degli affitti che è diventato il meccanismo di selezione.

Sicurezza e ambiente
Il grado di sicurezza è diventato uno degli indicatori più importanti per definire il livello della qualità della vita nei diversi contesti urbani.
La sicurezza come libertà di muoversi, di abitare, di fare impresa, di vivere con serenità gli spazi pubblici della città, è diventata una componente imprescindibile della qualità urbana. Le p.m.i. commerciali e dei pubblici esercizi sono da un lato elemento di sicurezza e vivibilità urbana, dall'altro sono esse stesse colpite da fenomeni criminosi. Chiaramente il senso di insicurezza mina gravemente l'attrattività di un luogo.
Confesercenti ha organizzato proprio pochi giorni fa la grande iniziativa del "TRENO PER LA LEGALITA'" che ha attraversato l'Italia da Milano a Palermo, per sensibilizzare e lanciare proposte su questo tema.
Vanno meglio valutate alcune esperienze europee al riguardo e il livello di investimenti effettuati.

Valorizzazione, promozione dell'offerta e comunicazione
E' un'area di interventi da rafforzare, partendo dalle migliori esperienze associazionistiche esistenti per potenziarle, integrarle, ampliarle nel raggio d'azione e dotarle di maggiore forza di coordinamento, strumenti di gestione e risorse, superando l'ambito settoriale.

L'intervento risolutivo su questi nodi, insieme ad altri di livello più ampio, possono trasformare questi problemi in altrettanti fattori di successo per i centri urbani, infatti dopo tante analisi crediamo importante puntualizzare che i centri urbani necessitano di un piano di intervento unitario che affronti sia gli aspetti infrastrutturali e urbanistici, che quelli socio-economici, attivando strumenti di pianificazione urbanistica e utilizzando nel contempo tutti gli strumenti previsti dal DLgs 114/98 di riforma e dalle normative regionali e locali di attuazione, unitamente ad altre opportunità.
In proposito ci sembra opportuno segnalare l'importanza di alcuni strumenti come:
Piani di valorizzazione commerciale, di riqualificazione urbana, di valorizzazione dei centri storici
Sono previsti da diverse normative regionali di applicazione del Bersani e sono strumenti molto importanti che possono essere utilizzati dalle Amministrazioni locali per andare oltre la generica "valorizzazione del commercio", infatti in alcune leggi regionali è previsto che essi possano incidere sul terreno dei servizi, di alcune infrastrutture, della gestione coordinata del territorio, delle destinazioni d'uso e dell'utilizzo della fiscalità locale.
Su questo versante bisogna registrare con preoccupazione che ben poche Amministrazioni comunali hanno provveduto ad effettuare, a due anni e mezzo dal varo del DLgs 114, le progettualità previste.
In proposito va ribadito che la riforma del commercio va applicata in tutti i punti e vanno perseguiti tutti gli obiettivi, quindi anche e soprattutto quelli appena detti di sviluppo del commercio e della p.m.i. del territorio, e non solo quelli relativi alle aree e ai progetti per le grandi strutture di vendita; forse parecchie Amministrazioni locali pensano che si tratti solo di questo, ma questa concezione va combattuta perché significa squilibrio territoriale e abdicazione al ruolo di governo del territorio e delle dinamiche socio-economiche.

CAT (Centri di Assistenza Tecnica)
Ci sono tante attese sulla attivazione di questi strumenti che sono importanti per sviluppare processi di ammodernamento della rete e assistere le imprese nella loro evoluzione, ma se è così devono partire con risorse adeguate e auspicabilmente senza le limitazioni imposte dall'U.E., altrimenti rimarranno solo sulla carta.

Gestione coordinata dei centri urbani
Rappresenta uno strumento importante per la gestione unitaria dello sviluppo economico e sociale dei centri storici può costituire il punto di riferimento per tutti i soggetti pubblici e privati e si basa su una forte cooperazione, attraverso una società di gestione, tra Enti pubblici e operatori economici della zona.
L'esperienza più importante in questo senso è quella inglese del Town Centre Management che si avvale per la gestione anche di una figura professionale specifica, il "Town Centre Manager" e che può essere importante per l'obiettivo di realizzare sempre più nei centri urbani il concetto del "centro commerciale naturale", anche se non può essere trasposta meccanicamente nella realtà italiana per le oggettive diversità esistenti. Quindi nel caso si persegua la strada della creazione di una "società di gestione" del centro urbano, è fondamentale la presenza determinante al suo interno della p.m.i. commerciale.

Integrazione del commercio con lo sviluppo del turismo culturale e con le altre attività economiche
Occorre infatti un'integrazione più intensa con la formidabile ricchezza del patrimonio culturale e artistico dei nostri centri storici che non ha eguali nel mondo, in concomitanza con il significativo incremento del turismo culturale da parte di visitatori italiani e stranieri e della riscoperta di nostre importanti peculiarità come quella relativa ai prodotti tipici, enogastronomici, dell'artigianato artistico.
Il turismo in particolare rappresenta una forte potenzialità per le innumerevoli città d'arte italiane che registrano negli ultimi anni tassi di crescita superiori alla media generale.
L'arte, la cultura, le città, costituiscono il fattore preminente di notorietà del nostro Paese all'estero e lo stanno diventando anche in termini di presenze, rappresentando quasi sempre la prima o almeno la seconda "motivazione" (a seconda dei Paesi di provenienza) di chi effettua un viaggio in Italia.
Come sapete Confesercenti organizza insieme all'ENIT un evento importante in questo senso come la "Borsa del Turismo delle 100 Città d'arte d'Italia" a Ferrara, che nel 2001 arriverà alla 5^ edizione.
Rappresenta inoltre un'opportunità sovente sottovalutata anche l'integrazione con il commercio su aree pubbliche che ha potenzialità indiscusse e può essere giocata in forme nuove.

Politiche di incentivazione
Vanno resi pienamente operativi gli interventi di carattere statale già richiamati, relativi alla Legge 488 già estesa al settore commerciale così come sulla Legge 266 per quanto riguarda i CAT.
Va utilizzata l'opportunità derivata dal recente trasferimento di competenze e risorse in capo alle Regioni in materia di agevolazione alle imprese (1.204 miliardi complessivamente), che riguardano le attività produttive e quindi anche commercio e turismo, come la Legge 341/95, la 887/82 (Confidi) e la 449/97 (credito d'imposta).
E visto che ciascuna Regione può amministrare il proprio fondo unico secondo le norme da essa stessa stabilite e può dunque decidere quali incentivi finanziare ed in quale misura, è necessario garantire adeguate e maggiori risorse ai settori del commercio e del turismo in base alla loro rilevanza economica e alle loro necessità di sviluppo, evitando assolutamente che la gran parte delle risorse finiscano a beneficio dell'industria come spesso è accaduto.
Altri aspetti poi vanno approfonditi, come il ruolo della formazione professionale in presenza di necessità di "figure professionali" nuove per lo sviluppo dei centri urbani, lo sviluppo del sistema del franchising e l'utilizzo delle potenzialità del commercio elettronico che è un'opzione accessibile anche per le p.m.i. commerciali e turistiche sotto diverse forme.
Quindi per ciò che concerne le politiche attive, va rilanciata a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale, una strategia basata oltre che sulle politiche di settore, di incentivi, credito, assistenza tecnica alle imprese, valorizzazione economica, su un piano di investimenti per il rilancio dei centri urbani, per il rafforzamento delle relative dotazioni infrastrutturali, di riqualificazione territoriale e urbanistica, con dotazioni finanziarie molto superiori al passato. Questo secondo aspetto non vuol certo dire solo rilanciare il commercio, ma soprattutto aumentare la qualità della vita nelle città, valorizzarne il ruolo di aggregazione sociale, culturale e di offerta di servizi.
E' in gioco cioè la strategia di sviluppo delle città, la loro identità, il modo di vivere degli abitanti, i rapporti sociali e umani che si instaurano e la salvaguardia di peculiarità che fanno dei centri storici italiani e dei loro negozi, un punto di eccellenza del nostro Paese nel mondo, insieme alla qualità dei nostri prodotti.

L'incontro di oggi oltre che un momento di elaborazione vuole essere l'inizio di un nuovo percorso operativo che dovrà vedere ANCESTOR e Confesercenti sempre più protagonisti della sfida per il rilancio del commercio, delle attività economiche nei centri storici e del ruolo delle città.
ANCESTOR va rafforzata in modo da divenire appieno soggetto di rappresentanza e promozione delle p.m.i. commerciali e turistiche che operano nei centri storici e urbani e di valorizzazione complessiva del contesto urbano; punto di riferimento e coordinamento dei molteplici soggetti associati che operano nei centri urbani (Consorzi e Associazioni di Via e di Centro storico e altre forme promozionali); momento di impulso per la gestione coordinata dei centri urbani e per lo sviluppo di nuove forme di aggregazione; laboratorio per lo scambio di esperienze sui progetti di valorizzazione commerciale delle città.
L'attenzione che c'è stata in questi anni e le aspettative sul ruolo sociale, occupazionale e di coesione sociale che può essere svolto in maniera sempre maggiore dai settori del commercio e del turismo, è stata significativa e non manca di essere ribadita ogni giorno nei propositi e negli obiettivi: è recente lo svolgimento della la Conferenza nazionale sul Turismo a Roma, la Commissione Europea ha prodotto in questi ultimi anni sia il Libro Verde sul commercio che il Libro Bianco; e proprio a metà novembre di quest'anno si è tenuto a Lille il 2° Congresso europeo sui rapporti tra commercio e città, con un tema significativo: "Il commercio protagonista del rinnovamento urbano".

Ora però questi grandi e significativi propositi vanno attuati, per lo sviluppo di un settore in cui non mancano nuove energie, motivazioni e voglia di intraprendere da parte degli operatori, ma è in gioco un valore ancora più alto: la qualità della vita per tutta la collettività.